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Corsi, flussi, arresti

Aggiornamento: 25 gen 2019

Un sistema integrato di funzione motoria sta cambiando l'assetto mondiale. Siamo nel futuro e non ce ne siamo resi conto. Le migrazioni sono come del polmone grande della terra, i globuli bianchi e rossi che trasportano ossigeno. Futuro in ogni arteria o più piccolo anfratto del globo gli appartengono. Emigrare vuol dire conoscere, mettere in discussione, tornare significa riportare, mostrare, costruire. Un sistema integrato di funzione motoria sta cambiano l'assetto mondiale.


Le cause delle migrazioni sono molte (economiche, politiche, ambientali, climatiche) ma all'interno di esse si sviluppano reti di migranti che tendono ad alimentare un flusso anche in assenza di motivi. Sono legami di sostegno, aiutano ad affrontare l’esperienza, se il migrante riesce a tenere dei ponti di relazione tra posto d’origine e d’arrivo apre l’evoluzione della migrazione che prende il nome di “trasnazionalismo”. Cos'è?


Il trasmigrante vive in luoghi diversi, creando delle zone socio-economiche attive, a beneficio di più posti. L’evoluzione in questo caso è concepita nella migrazione non più come un processo di partenza e arrivo, ma di costruzione di un sistema di vita più ampio.


L'Europa assiste a questo fenomeno in forma embrionale da molto tempo, con cicli e ricorsi, ove si sono alternate politiche aperte d'inclusione economica e non; con la globalizzazione però qualcosa è cambiato: il multiculturalismo s'è visto chimera e l'integrazione, per quanto confusa e drammatica, si è resa fatto. Questo ha aperto scenari nuovi, si stanno intensificando forme di cultura e religione identitarie e nazionali in cui gli uomini si aggrappano al fine d'orientarsi in un mondo che non comprendono.


Il revival religioso e nazionalistico è una conseguenza della globalizzazione e della crisi delle culture, ma sono sullo stesso piano, si estremizzano in proporzione a quanta paura hanno di perdersi.


Le parole d'ordine, se andiamo a vedere, sono le stesse: ritorno alle origini, alla purezza, a vincere, a sé stessi, a quello che erano. Nel contesto globale le idee circolano indipendentemente dal raggio territoriale. Guardiamo ad internet per esempio, fattore di de-territorializzazione per eccellenza. Segni d'ideologie che perseguono una purezza mitica. Non sono nemmeno ideologie ma piuttosto reazioni emotive.




Quando nel secondo dopoguerra in Europa, furono chiamati circa 7,6 milioni di persone provenienti dalle colonie più povere per aiutare il processo di ricostruzione postbellico europeo sembrava fosse arrivato l'inizio del declino del fervore nazionalistico.


Nel 1974 la disoccupazione sembrava potesse estinguere la migrazione concepita come momentanea e si aprì quella che u definita la fase dei ricongiungimenti familiari; le famiglie e l’immigrazione poté stabilizzarsi.


Fino alle Primavere arabe del 2011 l'immigrazione interessò i Paesi dell’Europa meridionale segnati dalla ripresa economica. La Russia contro il suo volere in questo periodo divenne il secondo Paese al mondo per numero di migranti, grazie alla Caduta del Muro e l'enorme flusso che si aprì proveniente dalle ex-Repubbliche Sovietiche.


Oggi viviamo la cosiddetta "fase della crisi dei rifugiati", intere regioni del Medio Oriente, Siria, Iraq e Afghanistan e del Maghreb, Tunisia e Libia, insieme all'Eritrea sono de-stabilizzate da guerre e rivolte e le politiche migratorie sono di nuovo restrittive e i sentimenti di patriottismo si riaccendono.


A livello culturale si è aperta la fase, chiamata dal politologo francese Olivier Roy, della santa ignoranza.


L’avvento della secolarizzazione sembrava avesse decretato la fine della religione e la globalizzazione quello dei nazionalismi, ma un ritorno del sacro e dell'orgoglio patrio sta manifestando in molte forme feticci tutta la sua ostilità, data dal timore di perdere sé.


Se il mercato del lavoro migrante si stabilizzerà attraverso la gestione a livello europeo, con quote di distribuzione e leggi sull'organizzazione uguali per tutti i Paesi, anche i nazionalismi e i fanatismi religiosi andranno ridimensionandosi e ritorneremo a quel processo transnazionalistico intrapreso molto tempo fa.


Le transmigrazioni sono transitorie e i movimenti continui ma ciclici, avremmo benefici a livello economico, imprenditoriale e di ricerca. Il luogo d'appartenenza dello Stato-Nazione subirà nuove forme di de-territorializzazione e così il concetto di cittadinanza. La vita oltrepasserà i confini nazionali e porterà due o più società in quello che il filosofo indiano Homi K. Bhabha, chiama del "terzo spazio".


Pier Paolo Piscopo

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