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In tutto il mondo siamo sempre in due: esplorando le differenze di genere con Luce Irigaray

La sottomissione della donna all'oggettificazione, come spiegato dalla linguista e psicanalista francese Luce Irigaray nell'opera "In tutto il mondo siamo sempre in due", può essere ricondotta tra le differenze di genere al bisogno dell'uomo di distanziarsi e differenziarsi dal sesso femminile, in particolare dalla figura materna, con la quale non si identifica pienamente.


Irigaray sostiene che questo distanziamento rappresenti un tentativo dell'uomo di allontanarsi dalla natura, trasformandola e sottomettendola alla cultura.


L'autrice identifica due traumi fondamentali nell'esperienza maschile: il primo è essere generato da un sesso diverso dal proprio e il secondo è instaurare un rapporto con quel sesso, che la società gli chiede di ridurre progressivamente, per poi, in seguito, desiderarlo nuovamente.


Questo ciclo porta l'uomo a considerare la donna come un soggetto che lo cura, ma anche come un nemico che minaccia la sua soggettività.


Il compito di ogni essere umano è quello di diventare se stesso, identificarsi come individuo unico. Tuttavia, l'uomo ha cercato di raggiungere questo scopo attraverso il dominio sulla natura e sulla donna stessa, cercando di assicurarsi un'autonomia da entrambe. Questo, secondo Irigaray, rappresenta il significato stesso della definizione di cultura: il controllo sulla natura per distinguersi da essa.


Così facendo, l'uomo ha costruito una società contraria alla sua origine naturale. Al contrario, la donna non ha mai sentito la necessità di allontanarsi dalla natura, poiché vi si riconosce in essa.


Si distingue tra le differenze di genere quella relazione tra natura e cultura, presentandosi sotto tre aspetti.


Nascere come bambina da una donna ed essere ricercata dal padre, non equivale ad essere generata da un altro sesso da cui differenziarsi per qualificarsi come soggetto. Questo sottolinea l'importanza della relazione madre-figlia e padre-figlia nelle prime fasi dello sviluppo e nella formazione dell'identità individuale. La donna ha una relazione più intima e diretta sia con la natura ma anche con la cultura e con la capacità di generare un altro essere vivente da dentro di sé.

L’uomo al contrario è stato generato in armonia con la natura, ma poi ha subito il trauma di essere costretto ad allontanarsi da essa su ordine del padre, quando nella crescita della donna non è avvenuto.

Biologicamente quindi, la donna, ha spesso ricevuto una maggiore accettazione rispetto all'uomo, così si potrebbe spiegare la tendenza in cui la donna dimostra maggiormente accettazione e tolleranza.


Secondo, non è la stessa cosa poter generare un altro essere vivente da dentro di sé e non poterlo fare. Le donne hanno una capacità unica di portare avanti la vita nel loro ventre, di essere i "focolai" della creazione. Questa esperienza psicologica, fisica e biologica della gravidanza e del parto non è accessibile agli uomini. Rappresenta un aspetto fondamentale della differenza di genere che può influenzare profondamente la percezione di sé e del ruolo sociale delle donne, che gli uomini non hanno.


Infine, non è la stessa cosa fare l'amore e provare piacere dentro di sé, rispetto a farlo e sentirle il piacere tramite un organo fuori di sé. Per le donne, l'atto sessuale può essere associato a sensazioni e piaceri che si sperimentano fisicamente "dentro di sé", attraverso la loro esperienza corporea, mentre per gli uomini l'esperienza può essere più focalizzata sull'esterno, sul contatto fisico e sull'interazione con il partner. Questa differenza nell'esperienza sessuale può contribuire a una comprensione più profonda di sé stessi e delle dinamiche relazionali, per esplorare la complessità della sessualità umana e delle relazioni intime.


Queste differenze di genere suggeriscono la necessità di costruire una cultura femminile all'interno di una società maschile, senza cercare di annullare le differenze, ma creando piuttosto dei ponti dialettici tra natura e cultura, tra femminile e maschile.


La donna, abituata a relazionarsi con entrambi i sessi, ha una maggiore facilità ad entrare in relazione, poiché riconosce in sé stessa entrambe le culture. L'uomo, al contrario, per Irigaray, è incompleto, poiché non ha coltivato una dimensione di sé se non per opposizione a quella relativa all'altra parte dell'umanità.




Luce Irigaray e le differenze di genere
Luce Irigaray e le differenze di genere


Riconoscere l'altro in quanto tale è essenziale per completare l'umanità. L'esistenza dell'umanità prevede l'incontro tra due mondi differenti, che devono imparare a riconoscersi, a capirsi e ad ascoltarsi, per entrare in relazione. Questo richiede un'apertura verso la differenza e un'abilità di dialogo che sfida le concezioni statiche e categoriche di identità e genere.


Siamo stati abituati a ridurre l’altro a ciò che ci è familiare, a far nostro ciò che ci avviciniamo, sia attraverso una mancanza di differenziazione, sia attraverso un'integrazione dell'altro. Tuttavia, il mistero dell'altro rappresenta un risveglio per noi, un'opportunità per crescere e comprendere. Questo mistero non deve essere rinchiuso né dentro né fuori di noi, ma deve essere accolto e condiviso insieme a noi stessi. Solo in questo modo, continuerà a commuoverci e illuminarci.


La trascendenza dell'altro risiede nella sua irriducibilità al nostro io. Riconoscersi significa anche rispettare l'altro come individuo unico e autonomo. Questo riconoscimento implica un'umiltà nel comprendere che non possiamo conoscere completamente l'altro ed è proprio questo mistero che continua a spingerci verso di lui. Quando l'altro si preserva e la sua energia ci permette di preservare e di elevare la nostra, allora diventa un tu, una presenza autentica che arricchisce la nostra vita.


La carezza è un esempio di questo desiderio di avvicinarsi all'altro senza possederlo. Essa stimola ciò che non può essere posseduto e mantiene il corpo fluido, desiderabile e aperto alla trasformazione. La carezza esprime l'amore ma ha l'incapacità di dirlo direttamente. Chi accarezza non cerca di catturare, ma di creare un'interconnessione profonda e un'unità con l'altro.


Ci avviciniamo a ciò che ci permette di crescere e di evolvere come individui, pur mantenendo la nostra identità unica. La differenza è ciò che alimenta la nostra energia e la nostra attrazione verso l'altro, e non può essere ridotta a una scala di valori. Le coscienze non rispondono tutte allo stesso insieme di necessità, e quindi è essenziale un rispetto reciproco e un impegno a collaborare.


Si cela un rispetto obbligato di un’alleanza.


Per mostrare le differenze di genere, Luce Irigaray esamina il linguaggio di un campione di bambini, a cui aveva chiesto di scrivere delle frasi utilizzando la preposizione "con" o la parola "amare".


I ragazzi hanno prodotto frasi come: "con la mazza io batto la palla", "con gli amici vado al mare", "io amo la Roma"; mentre le ragazze hanno scritto: "io parlo con Marco", "sono uscita con Michele", "Io amo la mia amica".


Le donne tendono a privilegiare la relazione tra soggetti, anche diversi, e la connessione con l'altro genere, la relazione a due. Gli uomini, invece, spesso privilegiano la relazione tra soggetto e oggetto, sia materiale che spirituale, sia pratico che ideologico, o la relazione con il molteplice e il simile.


La relazione tra un soggetto maschile e gli altri è intesa come un "loro" e non come un "tu", come invece avviene per i soggetti femminili.


Inoltre, Irigaray ha aggiunto che i valori della società attuale sono fondati sulla soggettività maschile, il rapporto con l'oggetto. Dobbiamo acquisire beni, conoscenze ed esperienze, fondati sul molteplice e sul rapporto con il simile.


La filosofa ha rilevato una necessità all'interno della società non di eliminare o attenuare queste differenze, bensì di far prendere coscienza alle persone delle differenze stesse e insegnare loro come condividere nella differenza. Altrimenti, imprigionati in una bolla d'incomunicabilità, l'uomo nella sua cultura materiale e la donna nella sua richiesta di un rapporto a due senza trovarlo.


Preservare l’integrità e un’intimità con noi stessi è indispensabile per garantire la vicinanza tra due spazi che ciascuno vive separato, dove si possa coltivare se stessi.


Rispettare la propria intimità è indispensabile per non annullarsi l’uno nell’altra, continua la Irigaray, è indispensabile un andare verso l’altro e un tornare a sé.


La differenza di genere obbliga a ripensare il nostro rapporto verso l’altro.


Bisogna ridisegnare le nostre consuetudini mentali, fondate sull’identico a sé.


L’alterità non significa un non ancora io, non ancora mio da integrare e rendere conforme a me o a noi, ma andare verso l’altro e accoglierlo in sé.

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