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La Madonna Esterhazy di Raffaello al Palazzo Barberini.

Aggiornamento: 8 mag 2018


Un Pettirosso si è posato sulla mia scrivania, ha cinguettato ed è volato via…

Come descrivere altrimenti l’opera di piccole dimensioni, che non altrimenti di una fugace delizia per il cuore alla sua vista, una perla nel tempo! La Madonna Esterhazy di Raffaello dal 31 gennaio fino all’8 aprile 2018 sarà in prestito a Palazzo Barberini per una mostra a cura di Cinzia Ammannato. Il dipinto è un olio su tavola (29×21,5 cm) databile al 1508 e conservato nello Szépművészeti Múzeum di Budapest (chiuso per lavori fino ad autunno).


L’opera mostra la Madonna col Bambino in braccio, mentre si sporge verso san Giovanni Battista fanciullo, in basso a sinistra, intento a decifrare il messaggio, in una monumentalità di panneggi piramidale allo stesso tempo plastica e fluida nelle pose.




Lo sguardo della Madre e del Bambino sono rivolti al cartiglio che Giovanni Battista tiene in mano. Attributo iconico del Battista: ECCE AGNUS DEI “Ecco l’agnello di Dio” (Giovanni 1, 29.36) vi sarà scritto.


La frase è nota come riferita a san Giovanni Battista, che fu il precursore di Gesù Cristo e che nel deserto presso il Giordano predicava il battesimo di conversione e che Gesù in seguito chiese di essere battezzato proprio da lui.


L’opera segna il passaggio di Raffaello tra l’esperienza fiorentina (si vede il paesaggio sfumato, quasi leonardesco, delle colline toscane) e quella romana (in lontananza appaiono le rovine antiche dell’Impero che ci fanno pensare che le abbia riprodotte dal vero e di cui nel bozzetto preparatorio dell’anno precedente non v’è traccia); nel 1508 infatti Raffaello è chiamato a Roma da Giulio II – occupato a sua volta contro Venezia nella Lega di Cambrai – dove inizierà il lavoro decennale per affrescare le stanze papali dell’appartamento apostolico e Michelangelo la decorazione della volta della Cappella Sistina.


Una scritta sul retro ricorda come l’opera venne donata da Clemente XIall’imperatrice Elisabetta Cristina di Brunswick-Wolfenbuttel intorno al 1721 e il 1812, il dipinto passò poi alla famiglia Esterhazy (una delle più antiche famiglie nobiliari ungheresi) i quali furono gli ultimi proprietari.


Entrata nelle collezioni dello Szépművészeti Múzeum nel 1871, l’opera fu trafugata nel 1983 e rinvenuta dai Carabinieri in un convento greco abbandonato, nella località di Eghion.


La tavola viene esposta accanto a una riproduzione in grande del bozzetto preparatorio e ad altre opere provenienti dalle Gallerie Nazionali.



Pier Paolo Piscopo

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