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Lectio magistralis: Portoghesi su Wright e Borromini


"Frugare nell'eternità ed essere originali significa rivolgersi alle origini" così Paolo Portoghesi finisce la sua lectio alla Casa dell'Architettura, ex piscicultura e acquario di Roma nel rione Esquilino, enunciando il parallelo tra due architetti all'epoca considerati cacciatori di utopie.


Frank Lloyd Wright, architetto vissuto a cavallo del '900, dispone il rapporto fra individuo e spazio e fra questo e la Natura, come riferimento, equilibrio e occupazione di un sito: esponente della corrente organica dell'architettura contemporanea e maestro del Movimento Moderno, Wright è stato capace di servirsi dell'ispirazione che traeva dalla bellezza del paesaggio, per generare unità e varietà nel costruito con l'ambiente circostante.

Ha rinnegato la congestione di massa, di altri architetti in voga a quei tempi, ritenendo che avesse devastato la vita spirituale, promuovendo al contrario un decentramento: la suddivisione dello spazio in tanti piccoli spazi.


In Wright c'è il rifiuto della sola finalità estetica, per l'integrazione dei vari elementi antropici con quelli naturali, per un ristabilimento dell'unità tra individuo e suolo, l'edificio - diceva - non deve sorgere sulla collina ma deve far parte della collina; così come i materiali grezzi, naturali e nudi dovranno sembrare generati direttamente dal “suolo”, come se l'edificio è ubicato fosse un parto o una continuazione del suolo dove sorge..


Queste direttive si tradurranno nei progetti delle prairie Houses, con la disposizione orizzontale delle linee e delle masse, cercando la terra e un rifugio dalle incertezze del mondo, ove l'ingresso è nascosto, il camino è il fulcro dello “stare insieme”, i soffitti sono “abbassati” per creare più alcova e i mobili, incassati nelle pareti che fungono da collegamento tra intero e esterno, insieme ai giardini sono progettati sempre secondo l'ottica della continuità tra la natura e l'edificio costruito.


I progetti si allargano alle Broadacre City, dove le funzioni delle città sovraffollate sono pensate per essere decentrate in nuovi centri di campagna: una città distesa, a bassa densità abitativa, dove ogni edificio possa disporre di un proprio ampio spazio verde.


Portoghesi vede un parallelo in Francesco Borromini, architetto degli inizi del Seicento, che ugualmente corrobora il suo stile con l'impiego di materiali poveri, ma si carica di connotati sofisticati e tensioni intellettuali, spirituali, idonei alla fruizione di un pubblico ristretto, raccolto all'interno di edifici dai ritmi impostati sulla curva non sulla linea spezzata, caratteristica di Wright, nella cura del dettaglio, del piccolo contrappeso al grande, dove si nota la distanza dalla corrente del barocco in voga a quei tempi.


Borromini lo possiamo ammirare a Roma nel Palazzo di Propaganda Fide, palazzo exrtraterritoriale della Santa Sede, nella Chiesa di San Carlo alle Quattro Fontane e dell'annesso convento, in Palazzo Spada, dove famosa è la falsa prospettiva nell'androne d'accesso, l'Oratorio dei Filippini, Palazzo Giustiniani attuale sede del Presidente del Senato, a cui si devono, all'esterno, il portone leggermente decentrato e il balcone sovrastante e, all'interno, il cortile.


Entrambi cercavano che la luce entrasse dall'alto, Borromini una luce divina che discende dal cielo come manifestazione metafisica di Dio, Wright come luce naturale per porre continuità tra cielo e stanza.


Portoghesi individua il rapporto tra i due nella casa delle origini immersa nelle campagne, una nel Wisconsin e l'altra nel Canton Ticino; nella devozione religiosa, unitariana protestante dell'uno e cattolica cristiana dell'altro e nella loro simile indole: ombrosa, schiva, solitaria, ritratta e di un'aggressività sincera.


I due architetti sembrano spingere la materia a liberarsi del peso, a progredire nel gusto delle forme in riferimento alla funzione, ricercando l'estremo con dolcezza, equilibrio e soprattutto naturalezza: entrambi in un gesto silenzioso, laconico, di devota essenzialità.


La distanza maggiore la incontriamo nella concezione della verità: in Wright è pura, senza fraintendimenti, in piena sincerità espressiva ricavata sia nelle forme spontanee e autentiche sia nella scelta dei materiali, che sono ciò che appaiono; Borromini al contrario vedeva nell'inganno della vista una soluzione per migliorare l'estetica e risolvere problemi tecnici.


Entrambi non sottostavano al peso di un'era per loro finita e hanno guardato oltre, rompendo con la tradizione, ma riuscendo a mantenerla.


"Qualcosa è tolto solo in quanto è entrato nella unità col suo opposto. In questa più precisa determinazione di un che di riflesso, esso si può convenientemente chiamare momento."

Georg W. F. Hegel



Casa dell'Architettura


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