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Luisiano Schiavone a SpazioCima

Aggiornamento: 13 feb 2019


Là dove il dorso della penisola anatolica s'inarca verso la Georgia, lì, spero di salvarmi. Si naviga a vista con la paura di perdere Trebisonda, orientamento tra gesto, colore e materia dell'artista salentino Luisiano Schiavone, classe '75, ieri all'inaugurazione della sua personale a SpazioCima, centro dinamico di cultura creativa nel quartiere romano Coppedè.


La scomposizione introspettiva della forma per l'artista è la presa decisa sulle briglia della sua ricerca che si sublima inavvertitamente in gesti elevati, preziosi, tensioni del domani sull'oggi, corpi che si caricano di sensuale e vissuto significato e da ritratti e omaggi iconici e figurativi riportano la loro natura nella loro più intima essenza: equilibrio, forza e gentilezza.


Nello spazio espositivo della galleria si ha così l'impressione, come aveva ardito il mio incipit, di una navigazione nel periplo senza perdere la bussola, nell'arte di Schiavone, scosso come una nave che si fa prendere alla deriva e si fa culla nelle sue onde, tra un espressione figurativa di rispetto e un suo rimando astratto, coevo e iconoclasta.


Cosa succede in questa alternanza di stili allora, in questo dialogo che l'artista situa sul ciglio dell'esistenza, tra pitture apparentemente diverse ma in realtà in comunicazione?


L'opera di un'artista non è mai quella singola opera: quando si acquista un'opera, in realtà, si stanno acquisendo tutte le sue opere precedenti che a lui sono occorse e che tra di loro sono in comunicazione per giungere a quel punto, a quel singolo pezzo.


L'opera che si compra è un pezzo della vita stessa dell'artista spesa fino a quel punto, a quella data, in un concepimento che nello stesso tempo è sia etico, di coerenza con se stessi nella necessità fisiologica di fare arte, sia estetico l'armonia tra dosi di colore, ombre e luci depositate per tradurre il sogno ed esorcizzare la tempesta sulla tela.


Al compimento di quell'opera, sommata a tutte le altre, v'è quel pezzo unico acquisito.


L'arte è un unicum.


E in Schiavone questa sua realtà completa s'evince nel far partecipare la rarefazione della forma, come nel suo figurativo si avverte nel momento stesso immortalato, tanti pixel di luce che si librano in volo; così nell'arrivo sul corpo astratto deposto, schiavo di marmo stanco, di una realtà di frame impazziti, ma insieme, attaccati, adiacenti, sovrapposti, l'uno all'altro, come atomi della stessa realtà, di diversa provenienza o materiale, ma insieme, come molecole della stessa esistenza: prima raffigurata nel suo corpo esteriore, poi ritratta nella sua capacità interiore di amare.

Perché solo chi ama vive.


"Essere uomo singolo di per sé non costituisce nulla di grande, perché è cosa che ogni uomo ha in comune con ogni prodotto della natura; ma esserlo in modo da essere insieme l'universale, questa è la vera arte nella vita.”
Søren Kierkegaard

Un segno che s'estingue nella sua euritmia equivale all'uomo che cerca nel caos una sua saggezza; come lo spirito cerca la luce nella conoscenza e nell'amore il suo calore, la donna nel suo seduttore la felicità, così per l'Arte sola, come sola deve essere nel mezzo dell'oceano, questi attimi e sovrapposizioni di colore sono come stelle nel soffitto del cielo, danno la sensazione che tutto sia al suo posto.




Pier Paolo Piscopo

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