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Dove è possibile sentirsi anonimi e restare umani - Cinema bulgaro - Roma

Aggiornamento: 26 set 2023

Dal 22 al 24 ottobre, l’Istituto di Cultura bulgaro ha portato a Roma il Festival del cinema bulgaro, tre intense giornate di dibattiti, presentazioni e proiezioni del cinema contemporaneo bulgaro. Per i temi trattati e l’accostamento con tanta letta letteratura che mi ha ricordato ne ho scelto uno: il lungometraggio Il buon autista, 2023, (in bulgaro: "Добрият шофьор") del regista Tonislav Hristov.


Il protagonista, Ivan, un migrante bulgaro in Finlandia, si trova ad un certo punto in rovina finanziaria, avendo avviato un'impresa con i soldi presi in prestito dal padre della moglie finlandese. Torna da solo in Bulgaria, usando come scusa la malattia della madre. Qui cerca di risparmiare, lavorando come tassista, sperando di poter tornare e farsi perdonare dalla moglie e dal figlio che ha lasciato soli e pieni di debiti. Le cose si riveleranno via via più complicate di quanto Ivan avesse immaginato: alla fine trova un figlio che aveva abbandonato bambino, ormai cresciuto e ostile.


La tragedia umana è palese, con un senso di sconfitta, vergogna e violente emozioni che stritolano il cuore. Il mondo delle emozioni diventa in controluce più intenso a causa della condizione di migrante. Ad un certo punto del film, il protagonista ammette: "Non ce l'ho più fatta ad affrontare gli sguardi di amici, conoscenti e parenti che dicevano 'Ecco un altro straniero che non ce l'ha fatta'. Non ero più io, ma lo straniero che non era riuscito ad essere come loro'. Il modello occidentale è descritto splendidamente da Elena, un'amica di Ivan che vuole andare a Tubinga in Germania, a cui si riferisce come a un luogo dove "è possibile sentirsi anonimi e restare umani".


La Bulgaria invece è presentata come una terra corrotta e arretrata, intrisa di tradimenti, passioni divoranti e sentimenti ancestrali, ma dove il valore dell'amicizia emerge prepotentemente. L'attore che porta avanti il film è un eccezionale Malin Krustev, il quale porta sulle spalle l'intero sviluppo della trama, ma la reazione agli eventi del protagonista sembra rimanere costante a livello psicologico, quasi a indicare un abbandono al destino.



The Good Driver
The Good Driver


La scena nel film Il buon autista, in cui il regista Tonislav Hristov inquadra, attraverso la macchina da presa sempre in soggettiva, i migranti che il protagonista sta trasportando è di un lirismo e una forza poetica così densa di umanità che fornisce una delle chiavi per leggere tutto il film e forse il cinema bulgaro: il rapporto uomo-moltitudine sulla quale questa si accanisce e moltitudine-uomo dal quale essa è redenta. Come non pensare ad Elias Canetti. Bulgaro che scrive in tedesco la sua opera Folle e potere (Masse und Macht) che approfondisce la psicologia delle folle e le dinamiche del potere, rivelando intuizioni sulle complessità del comportamento umano.


Gli spazi del film sono tre e rappresentano uno studio sui rapporti tra i luoghi e gli individui: una regione della Bulgaria in rapida crescita economica, Golden Sands sul Mar Nero, un piccolo paese agricolo da cui proviene Ivan, e la Finlandia, dove il clima dissoluto della Bulgaria in piena crescita e i retaggi tradizionali della località arretrata da cui proviene il protagonista fanno da contrappeso.


La difficoltà dell'integrazione, la speranza e l'entusiasmo di una contaminazione culturale, l'inquietudine dello sradicamento, la voglia di credere in una vita migliore. Ci sono sprazzi di felicità nel film, ma sono illusori. Tutto ha un prezzo.


Le opere di Aleko Konstantinov, in particolare il suo romanzo satirico "A Chicago e ritorno" (До Чикаго и назад), fornivano un'acuta e simile atteggiamento di critica della società bulgara della fine del XIX secolo. Attraverso il viaggio del protagonista in America e l'osservazione delle società bulgare e americane, Konstantinov criticava le norme sociali, la corruzione e le sfide che i bulgari dovevano affrontare.


Gli sconvolgimenti geopolitici su larga scala determinano la vita dei singoli e ancora ostinatamente gli uomini continuano a credere nel libero arbitrio, quasi come adolescenti davanti allo smartphone, cresciuti al mito di chi mostra di avercela fatta, sui giornali, nei libri, nei reels di Instagram. Ma all'interno della Storia avanza strenuamente la vita vera di ognuno, che ognuno costruisce con le proprie difficoltà e i propri dilemmi. Il migrante paga tutto doppio: gioie e soprusi, orgoglio e dolore, tutto è percepito in maniera amplificata, anche gli errori che commettiamo tutti, ma per chi si trova in uno spazio geografico, culturale e sociale straniero, tutto colpisce in maniera più intensa. Qui avviene la seconda illusione: dove eravamo saremmo stati meglio, iniziamo a mitizzare la terra natale, ma come disse Cesare Pavese:


"non c'è niente di più inabitabile di un posto dove siamo stati felici"

Siamo tutto fuorché innocenti della sofferenza generale di cui siamo prigionieri.


Un migrante che sceglie o è costretto a partire abbandona temporaneamente o definitivamente i luoghi, le persone e la cultura da cui proviene, e con questo semplice attraversamento intraprende una sorta di mitopoiesi nella figura dello "straniero", suo alter-ego che ha effetti su tutto il suo modo di essere. Chi intraprende una migrazione, intraprende anche un viaggio dentro se stesso, è pronto e deve cancellare una parte di sé per far spazio a un'altra lingua e ad altri criteri per le proprie decisioni.


La letteratura bulgara si addentra spesso nell'esplorazione della complessità dei valori e della coscienza umana a seguito di scelte morali e dilemmi etici che gli individui devono affrontare nella società. Il patriarca della letteratura bulgara, Ivan Vazov, divenne una figura di spicco in una Bulgaria in pieno fermento risorgimentale, desiderosa di affrancarsi dal dominio dell'Impero ottomano con il suo romanzo Sotto il giogo (Под игото). La tranquillità è solo superficiale: la gente si prepara silenziosamente a una rivolta. I personaggi del romanzo devono affrontare importanti decisioni morali che hanno un impatto sulle loro vite e sulla lotta di liberazione.


Il movimento del realismo sociale nella letteratura bulgara è incarnato dalle opere di Geo Milev, come la sua raccolta di poesie Septemvri (Септември), che ritrae la dura realtà e le lotte della classe operaia bulgara.


Questi riferimenti, molti di fama internazionali, mostrano la natura multiforme della cultura bulgara, di cui il film Il buon autista ne raffigura un esempio.


Lo spirito della cultura bulgara coglie l'essenza delle scelte morali, del realismo sociale, della complessità della natura umana e della critica della società moderna. Ogni autore apporta una prospettiva unica a questi temi, arricchendo il panorama culturale patrimonio dell'umanità.

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