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Viktorija Amelina: Poetessa Resistente! finché uno scrittore viene letto, è vivo!

Aggiornamento: 12 ott 2023

Il Drugstore Museum ha ospitato l’evento di poesia e musiche ucraine dedicate alla memoria della scrittrice ucraina Viktorija Amelina, grazie all’associazione Ucraina CreAttiva e le musiche di Oksana Tiutiunyk al violino e Zhanna Stankovych al pianoforte,. Le Voci narranti di Paola Caramadre, Borys Okhotnychenko, Nataliia Peliak; e i versi di Marcello Tagliente.


Non scrivo poesia / Scrivo prosa / Ma la realtà della guerra / si mangia la punteggiatura. / Divorare tutta la punteggiatura / divorare la coerenza della trama / divorare".

- Viktorija Amelina -


Il mondo può cambiare in un battito di ciglia. Tutto sembra sospeso nel caos, i giorni si mescolano senza ordine. E tutto succede improvvisamente. Le giornate divengono indistinte, non ci sono eventi a scandirne l’attesa o la noia. Una lunga fila di auto alla finestra riempita dall’eco dei clacson fosforescenti e un interminabile boato, svernicia di panico una lunga densa settimana giorno e notte. In questo vortice di incertezza, Viktorija Amelina, una scrittrice ucraina coraggiosa e appassionata, ha trovato la sua voce e la sua battaglia nella bellezza della poesia.


Per rievocarne la memoria si sceglie una necropoli di recente scoperta sulla Via Portuense, quando da Porta Portese alla frazione di Ponte Galeria, dove incrocia via della Magliana, finisce a Fiumicino, nel vecchio Porto di Roma. I secolo dc.


Le melodie, leggero ma non troppo, rivestono i rosa pompeiani, scendono dagli affreschi funereii e cantano le odi di chi continua a vivere dopo la morte. Quale potere hanno le due musiciste e gli affilati versi che si accavallano per redigerne la memoria? C'è poco tempo in così poco spazio.


L'esplosione improvvisa di violenza, un boato assordante scosse le case, la città, la Nazione. Mentre le strade si affollavano di auto in fuga e le finestre si riempivano di sguardi impotenti, Viktorija fece una scelta: affrontare l'orrore con la bellezza, lottare contro la guerra con le parole.


Non ha senso restare. Certo, se ne parlava, ma tutto successe improvvisamente una mattina alle 5h, ore locali e non ha mai smesso. Che cosa fanno ancora tutte quelle persone affacciate alle finestre, a guardare la coda ininterrotta di automobili, in dubbio sulla stessa identica domanda? Forse è meglio restare.


Improvvisamente cadde l’intera facciata del palazzo affianco, altri decisero di andarsene. Lasciare tutto? Non solo la casa. La vita. Si sarà fatta questa domanda Viktorija, morta nell'ospedale Mechnikov di Dnipro, riportando fratture multiple al cranio, il 1 luglio 2023?


A soli 37 anni, Viktorija Amelina, è morta. Emigrò in Canada a 14, fece ritorno nella sua terra natale nel 2007. Aveva iniziato un nuovo libro: War and Justice Diary: Looking at Women Looking at War, avrebbe dovuto raccontare storie di donne ucraine che documentano i crimini di guerra russi e le loro vite durante la guerra.



Viktorija Amelina
Viktorija Amelina

"Un grande romanzo sulla guerra non dovrebbe essere uno solo, dovrebbero esserci molte di queste storie. La nostra forza sta nella diversità, nelle storie a più voci, dobbiamo raccogliere tutte le testimonianze e le storie. La nostra letteratura sarà così orizzontale. Ed è molto importante che si stabilisca la connessione tra coloro che creano cultura e coloro che la consumano. Per un occidentale, quando muore uno scrittore ucraino è uno scrittore morto, per me è un amico morto". - Viktorija Amelina -

Le note sono sempre più dense nella sala. A Kramatorsk era morta Viktorija, mentre stava cenando in un ristorante, i russi avevano lanciato un attacco missilistico contro un obiettivo civile. Lei che ne aveva un altro di obiettivo: usare la poesia come arma contro l'oscurità.


Le bombe potevano cadere su Kiev, ma Viktorija era lì con il suo microfono a leggere poesie, a combattere con il potere delle parole. Credeva che la bellezza potesse risollevarci, riportare l'armonia in un mondo sconvolto dal caos. Voleva combattere con il bello l’orrore dei combattimenti. Un'idealista? Forse...


La Bellezza, secondo Friedrich von Schiller, poeta, filosofo tedesco del XVIII secolo, era ricomposizione in un’unità armonica del disordine della realtà, rendendola capace di rivelare un senso ultimo al di sopra del suo stesso caos.


La poesia come pedagogia estetica che rende completo l'uomo, un'armonica sintesi di sensibile e sovrasensibile, basata sul libero gioco estetico delle facoltà umane.


Le ore, gli spazi, le semicrome, le semibrevi precipitano, non si sa se ci sia più sete di acqua o più sete di musica tra gli astanti delle rovine di una Roma sempre più antica.


Qualsiasi azione che si compie senza aspettarsi nulla in cambio è vera. Il pensiero schilleriano ha un illustre predecessore in Platone: “il bello è lo splendore del vero”. Diceva. Sarà stato un idealista Platone, ma non credo un ingenuo.


"L'uomo è completamente uomo solo quando gioca. L'animale lavora se il movente della sua attività è la mancanza di qualche cosa; e gioca se invece lo muove la pienezza della sua forza, se a stimolare la sua attività è un'esuberanza di vita!" - Friedrich von Schiller -

Viktorija Amelina - il pubblico apprende, il pubblico applaude; tra i versi dei poeti e le musiche del violino e del pianoforte che nel frattempo continuano a far danzare le brevi e le crome, ponendo degli intervalli di punteggiatura tra una declamazione e l'altra - dimostrò anche un profondo impegno nell'attivismo socio-culturale, promuovendo la cultura e sostenendo i suoi colleghi artisti in ogni modo possibile.


Una delle sue esperienze più toccanti avvenne in un piccolo villaggio chiamato Kapytolivka, dove visitò la famiglia di Volodymyr Vakulenko, uno scrittore per bambini ucciso durante la guerra. Vakulenko aveva iniziato a scrivere un diario sui tragici eventi che aveva vissuto, annotandoli su un sottile taccuino di carta millimetrata. Tuttavia, quando le forze russe fecero irruzione nella sua casa, decise di nascondere il diario. Arrotolò il quaderno fino a formare un cilindro, lo avvolse in sacchetti di plastica e lo seppellì. Il giorno dopo, paramilitari russi, lo trascinarono fuori di casa per ucciderlo. Victorija Amelina riuscì a ritrovare e pubblicare il diario.



Victoria Amelina stands next to  an Ukrainian children's book author
Victoria Amelina accanto al giardino di Volodymyr Vakulenko, autore ucraino di libri per bambini.


La fragilità dell'essere umano e la precarietà dell'esistenza non sono eventi sporadici, come pensavamo fino a quando non scavalcammo il Millennio, ma sono costanti nella vita dell'uomo. Finché le guerre succedono fuori di casa però non ci sembra possibile e ne diamo per scontata la loro tregua.


Siamo tra i taglienti versi finali, le musiciste intonano le parole di Čubynśkyj, echeggerà tra i Carpazi, tuonerà lungo le steppe, arrivando in quella sala tra le vestigia e le rovine romane, quando il pubblico si esibirà, alzandosi in piedi, con l'inno ucraino, gli occhi non riusciranno più a trattenere le lacrime.


La forza degli eventi culturali, come quello al Drugstore Museum è nella promozione e diffusione della cultura. La cultura è la vita che cresce, testimonia l’esistenza di un’anima bella che ha fatto qualcosa anche senza aspettarsi nulla in cambio, il lascito è il compito di dare identità a chi l'ha prodotta.


Non sapere o dimenticare è la vera morte, la scomparsa di chi non può più lasciare nessun messaggio, la sua parola è muta per sempre, sepolta nel sottosuolo.


La storia di Viktorija Amelina è una testimonianza di coraggio, dedizione e amore.


La fragilità dell’essere umano, la fragilità del mondo e della pace, che crediamo irreversibile, immateriale e assoluta, se fosse rilevata in un disegno a rilievo a matita, capiremo quanto pretende rispetto.


La vita è così. Accade tutto improvvisamente.

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