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Hommage à Gyorgy Ligeti

Aggiornamento: 29 ago 2023



Giovedì 19 gennaio in occasione della Giornata della Cultura ungherese e il 200esimo anniversario dell'Inno nazionale (22 gennaio 1823) presso l'Accademia d'Ungheria in Roma ha avuto luogo Hommage à Gyorgy Ligeti, possibile grazie alla gentile esecuzione della pianista Kiss Virág, del violoncellista Dezső Sándor e Dezső Ágoston clarinettista.


Kölcsey Ferenc (nei nomi ungheresi ho scelto di rispettare il loro ordine grafico, anteponendo il cognome al nome), poeta e politico, scrisse l'inno e divenne membro dell'Országgyűlés, il parlamento monocamerale dell'Ungheria dal 1290 fino al 1946.


Kölcsey scrisse la poesia infiammata dal titolo latino Hymnus (canto di lode), adottando la riforma linguistica di Kazinczy Ferenc, per la quale migliaia di parole furono coniate, consentendo alla lingua ungherese di divenire ufficiale; la melodia invece è stata composta da Erkel Ferenk nel 1844. L'Ungheria a quei tempi era un regno della monarchia austriaca (1538-1867), l'inno venne proibito e i moti indipendentisti del 1848 che lo intonavano, repressi con l'aiuto delle truppe russe dall'Austria.


L'inquieta provincia venne incorporata, anche grazie all'intercessione di Elisabetta di Baviera (detta Sissi), che per i magiari era risaputo che la giovane imperatrice austriaca nutriva un profondo interesse culturale, con il cosiddetto Ausgleich ("compromesso") nel 1867, permettettendo all'Austria di sopravvivere fino al 1919, adottando il nome di Terre della Corona di Santo Stefano nell'Impero della monarchia bicefala austro-ungarica.


la denominazione statuale fa riferimento ad un santo, conosciuto da tutti cristiani, per essere più coerente con i territori sovra-etnici che comprendeva; infatti oltre l'Ungheria, il territorio che occupa il kárpát-medence (bassopiano pannonico), ne facevano parte: la Transilvania, il Voivodato di Serbia, il Regno di Croazia e Slavonia e il porto di Fiume (corpus separatum)

L'inno fu ufficialmente adottato dalla Terza Repubblica d'Ungheria nel 1989, dopo Béla Kun, la fine del comunismo e la Repubblica Popolare d'Ungheria.






Gyorgy Ligeti



 


Ligeti György Sándor nasce in Transilvania a Târnăveni nel 1923. A seguito del Trattato di Trianon, dal nome del palazzo attiguo a quello di Versailles, ove venne firmato l'ononimo trattato (1919) che pose fine alla Grande Guerra; la regione fu annessa alla Romania, dove la famiglia Ligeti, ebrei originari di Budapest, scelse di rimanere, nonostante nessuno di loro parlasse la lingua rumena.


la Transilvania fu assegnata nuovamente agli ungheresi da Hitler nel '39, per ridiventare rumena nel '44, quando Stalin firmò un armistizio con la Romania in cambio della Bassarabia e della Bucovina del nord.

Gyorgy Ligeti iniziò a comporre nello stile di Mozart, Bach e Couperin, ma presto la sua attenzione si rivolse agli immateriali sinfonici Stravinsky, Hindemith e Bartók Bela di cui forti rimangono le influenze; fu suggestionato anche dalle musiche di John Cage ma queste non lo convinsero totalmente. Ligeti non voleva rompere la musica infatti, ma era incuriosito come un suono potesse espandersi.


Gyorgy Ligeti si interessò poi alla musica mensurale del XIV secolo di Guillaume de Machaut e Guillaume Dufay, dove ogni nota aveva un valore temporale minore rispetto alla corrispondente attuale, ciò gli permise un ritmo sincopato e l'uso di più strumenti polifonici a tasti (organo e cembalo) e a pizzico (liuto).


Negli anni '80 vi innestò la musica elettronica, portando una percezione del suono più astratto, caratterizzato da immobilità e inquietudine, che otteneva utilizzando flussi sonori opposti, costruiti su una polifonia densamente intessuta a strati.



Gyorgy Ligeti
Gyorgy Ligeti


Gyorgy Ligeti assemblava diversi strumenti con voci di lingue diverse, questo groviglio era un ricordo del folclore della sua terra natale, molte opere contengono inoltre testi privi di significato, frammenti di parole; usava mezzi insoliti, come svuotare sacchetti di carta, strofinare valigie con carta vetrata, clacson, rigare il vetro con una punta, graffiare il pavimento con spatole di ferro o canti barocchi intonati da ubriachi. Il risultato è sia minaccioso che spiritoso, come se fossimo costantemente in bilico tra l'udire qualcosa e il sentirsi denunciati in antifrasi del vuoto della vita contemporanea. Ligeti elevava la banalità a estetica, avvicinando il suo lavoro alla pop art e all'avanguardia, ma senza dimenticare la tradizione musicale classica.


"Ci sono compositori formali che appaiono solo in smoking, e ci sono compositori bohémien che indossano solo jeans. Io non indosso né jeans né smoking." - Ligeti L. G. -

Durante la serata di giovedì gli artisti si sono prestati a diverse suonate, da "Rapsodia n.1" di Bartók a "Epigrammi" di Kodály Zoltán.


Di Ligeti invece è stata scelta Szólószonáta, "Sonata for solo", una sonata barocca con molti movimenti, nella quale si sono potute rinvenire tracce di elementi della musica tradizionale dell'Europa Orientale, con l'influenza di ritmi liberi e armonie proprie del jazz e della musica latina.


Gyorgy Ligeti hommage
Hommage a Gyorgy Ligeti


Ligeti è stato definito un "espressionista". Ascoltando Ligeti in effetti si viene immersi in un mondo intimo, nel quale però si rimane distanti dalle sue "emozioni", come fossero lontane.


Le emozioni diventano così fredde, concettuali, impersonali, quasi favolistiche e l'espressione si dissolve, rimanendovi l'essenza. Ligeti non è Van Gogh ma nemmeno Ludwing Kirchner, pittore e scultore tedesco, portato al suicidio dalla censura nazista negli anni '30 del secolo scorso; la forte marcatura non porta ad un potenziamento dell’espressione, ma con minimali tessiture musicali esplora e esamina le emozioni come un chirugo, per cucirle insieme a elementi diversi. L'idea di Ligeti era quella di scrivere musica in cui apparentemente non ci fossero parti, le note dovevano formare una rete così fitta che l'orecchio umano non doveva poterle distinguerle dalla massa, creando una continuità senza pause. L'essenza non ha armonia, solo una sorta di stato aggregato, un caleidoscopico che cambia lentamente.


Gyorgy Ligeti si concentra sul muovere una massa sonora a volume, tono, diventando omogenea si dilata, eterogenea si restringe, ma comunque vive in equilibrio.


Potrebbe essere paragonato all'arte informale del tachisme (da tache "macchia") di Jean Fautrier, una progressiva dissoluzione della forma.



Hommage à Gyorgy Ligeti
Jean Léon Fautrier, 1956



Una polimetrica complicata quella di Ligeti, ispirata anche a certa musica popolare africana e la monotona mancanza di emozioni si risolve in un suo opposto movimento, quello meccanico, la musica diviene quindi simile a una macchina matematica. Il musicista suona lo strumento come se fosse una macchina, lo dilata come un vetraio e infine ne esegue gli interstizi di assenze come il poeta americano Jack Gilbert lo fa per ricavare l'essenza di un amore finito:



"le nostre vite accadono negli intervalli tra cose memorabili. Io ho perso duemila prime colazioni abituali con Michiko. Ciò che più mi manca di lei è quella cosa del tutto quotidiana che non riesco più a ricordare." (da: The Great Fires, 1994)

Tutto questo è stato possibile scoprire e ascoltare nella serata dedicata alla cultura ungherese; l'Accademia d'Ungheria infatti si attiva quotidianamente per far conoscere la cultura e le discipline umanistiche ungheresi in Italia, attraverso concerti, mostre, presentazioni di libri, serate di lettura, conferenze e tavole rotonde che promuove, per far avvicinare i due popoli e le due culture in un sodalizio fraterno.




di Pier Paolo Piscopo

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