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Il colore, il confessionale dell’anima

Aggiornamento: 8 mag 2018

Ieri, Primo dicembre, s’è inaugurata la personale di Giuseppe Oliva, alla galleria Il Collezionista di Via Rasella a Roma, sarà possibile visitarla fino al 15 dicembre 2017.

Giuseppe Oliva è un artista trapanese, trapiantato a Varese.


Nel Suo immaginario non si spegne la forza della nostalgia, quel malinconico ringraziamento che ognuno sente verso qualcosa o qualcuno. Aperto e disponibile accoglie tutti nel ricordo. Lo condivide, facendo sì che diventi proprio.


Essere nella galleria, di fronte ai suoi quadri, è come fermare il tempo, Giuseppe ci trasporta in un suo particolare attimo della vita e lo fa rammentandoci che quel particolare lo avremmo vissuto certamente, ognuno in circostanze diverse, certo, ma nella velocità della vita la maniera in cui lo abbiamo vissuto è stata identica: trovarsi ad un certo punto soli e d’innanzi solo il mare. L’immensità.



Allora ci tranquillizziamo, accettiamo di sederci senza lasciare i piedi vagare, insieme a Oliva, nella stessa spiaggia della morbida terra di Sicilia.


In quell’abbacinante pomeriggio quando di fronte c’era solo il mare, geloso della propria libertà, forte della sua luce. L’artista con i suoi quadri è come se ci regalasse quel prezioso, quanto personale, attimo, ricordandoci di quando noi lo abbiamo vissuto. La tranquillità.


Studia i riflessi della luce sull’acqua, ne cerca gli impressionisti e ne va oltre, nel ricordo, come una barca che ne taglia in due le onde, in quell’allegoria dell’anima che trasforma la memoria in fortezza, per poterne sfidare così anche la tempesta. Oliva, nella sua ricerca, sorpassa la schematizzazione dello sguardo che si perde lontano all’orizzonte riprodotto da Mondrian, perché il suo è un invito del cuore, un particolare della sua anima, di cui ognuno può, se sa ascoltare, ritrovarsi.


Con le Sue rievocazioni alza la curvatura dell’orizzonte, dilatandolo, ce lo presenta per verticale. Il gesto materico riemerge dalla bidimensionalità della manifestazione onirica di quel pomeriggio, ora siamo svegli nel tempo presente, ci allontaniamo dal quadro ma gli occhi sono pieni della pura musica del colore. Il suo Confessionale dell’anima.


Pier Paolo Piscopo



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