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Echi di innocenza: la morale escatologica di "Lamb"

Aggiornamento: 18 ago 2023


Il film "Lamb" (2021) rappresenta una pietra angolare nel panorama del cinema d'autore e potrebbe definire la scena cinematografica del futuro. Quest'opera si distingue dalla programmazione convenzionale dei cinema rivolta al pubblico generico, concentrandosi invece sulla ricerca di qualità e sottolineando aspetti oltre il mero intrattenimento, come il valore artistico, la sperimentazione del linguaggio cinematografico e l'engagement sociale.


"Lamb," opera inaugurale del regista islandese Valdimar Jóhannsson, si incammina proprio in questa direzione, forse influenzato dalla situazione pandemica globale che ha spinto verso l'isolamento creativo. Le scelte stilistiche del film si concentrano su contesti ampi, inquadrature estese e fermi immagine dilatati, elementi che sembrano sfuggiti alla cinematografia contemporanea. Jóhannsson riporta in auge questa cifra stilistica, immergendo lo spettatore nelle desolate maestosità del paesaggio islandese, con le sue praterie e le montagne dal profilo aguzzo, perpetuamente coronate di neve.


L'ambientazione unica all'interno di una fattoria è lo scenario in cui si dipana il protagonismo di Marìa, interpretata dall'attrice svedese Noomi Rapace, moglie di Ingvar (l'attore islandese Hilmir Snær Guðnason). L'evento chiave è la nascita di un agnello con sembianze umane durante un parto assistito dalla coppia. L'arrivo del fratello del marito, Pétur, aggiunge ulteriori sfumature alla trama senza distorcerne l'essenza, completando piuttosto il ritratto psicologico di Marìa e lasciando aperto un finale che richiede interpretazione.


La dinamica dei due fratelli, Ingvar e Pétur, emerge in contrapposizione, ma non nell'antagonismo. Ognuno è chiamato a interpretare un ruolo differente: Ingvar ha ancorato la sua vita alla famiglia, mentre Pétur, il fratello giunto dall'esterno, porta con sé un momento di turbolenza. La figura centrale è Marìa, il cui nome evocativo evoca un'umanità vulnerabile. Il titolo stesso del film, "Lamb," richiama significati religiosi di sacrificio e condizione, riflettendo la tensione di Marìa nel bilanciare passioni familiari. La regia esplora un'anima infuocata e determinata, tesa tra impulsi e motivazioni superiori, cercando di sublimare l'istinto in autocontrollo e conservazione.



Lamb - Valdimar Johannsson (2021)
Lamb - Valdimar Johannsson (2021)


La natura è un tempio dove colonne viventi spesso lasciano intravvedere confuse parole; l'uomo vi passa attraverso, attraverso a foreste di simboli che lo osservano con sguardi familiari. - Charles Baudelaire -

Questa rappresentazione richiama antiche leggende popolari del Nord Europa, in cui l'uomo è in balia di una Natura sovrana che non può domare, mettendo in luce un vuoto nel passato della coppia. L'opera rivela la tenerezza e la determinazione umana nel cercare di colmare questa mancanza, accanto alla potente forza della Natura che spezza illusioni di forza, logica e ragione umana, punendo l'arroganza.


In definitiva, "Lamb" va oltre le credenze comuni e attinge a una morale escatologica in cui l'animo umano e l'innocenza animale si intrecciano. L'elemento chiave ruota attorno al desiderio di genitorialità e alla perseveranza in esso, un istinto condiviso tra umani e animali.


L'agnello dalle sembianze umane, incarnazione di un'energia risorta, ci ricorda la nostra connessione intrinseca, ma la sua purezza non può districare natura e destino. Chi cerca di ristabilire l'equilibrio si trova a fronteggiare una realtà dettata dalla Natura, avviando così un nuovo ciclo di vita in cui la Natura riafferma il proprio dominio.


La poetica visiva del regista, congiunta alle parole e ai silenzi, riflesso della Natura nell'animo umano, danno vita a un'opera originale e unica. Il film esamina il profilo psicologico dei personaggi e la loro condizione umana, confrontandoli con una Natura che può essere simultaneamente ostile e amica.



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