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Il lungo viaggio del cuore e della ragione

Aggiornamento: 25 giu 2018


Li dobbiamo immaginare come fossero due amici che percorrono a piedi un lungo cammino. Madame De Sévigné, scrittrice francese in pieno Seicento, scrisse in una sua lettera: il cuore non ha rughe. Il cuore quindi non invecchia e la ragione non smette di sperare.


Cercare e trovare, resistendo fame e freddo, persone, amicizie care, che corrispondono al nostro interno, ai valori in cui crediamo, ai nostri sogni e che condividano insieme a noi degli obiettivi, che spingano questi sconosciuti inizialmente (cuore e ragione) e poi come ritrovati, a percorrere un terreno e una strada insieme, tagliata tra fronde dei boschi e fiamme roventi del deserto, non è impossibile e forse forse nemmeno così difficile. E' faticoso.


Occorre lottare. La lotta più difficile che ciascuno di noi ha da compiere e come una missione n'è investito è contro se stessi. Perché? Perché il nostro io è stanco.


Siamo stanchi. Provati. Troppi anni sono passati tra disillusioni, passi falsi, sbagli e sogni infranti. Troppo tempo. Siamo soli. Sempre. Dannatamente solo è l'uomo che chiude l'uscio, rientrando a casa la sera, pur essendo un animale sociale, è in continua lotta contro la propria solitudine.


Cosa succede allora? Che questo nostro io fragile, perché fondamentalmente buono, in una vita dura, faticosa e drenante, finisce per accontentarsi. Quando si accontenta? Quando dentro vive una lotta interna, primordiale, istintiva. Ci sono due istinti che si fronteggiano e quando sono gli istinti della sopravvivenza a lottare, siamo davanti un muro, un vicolo cieco da cui non possiamo scappare. Dobbiamo scegliere chi ascoltare.





La ragione è una spugna, il cuore un fiume. Non è strano che molti di noi preferiscano assorbire piuttosto che scorrere?
Khalil Gibran

Ci sono due istinti dentro gli esseri umani. Uno è l'istinto della ragione. L'altro è l'istinto del cuore. Entrambi agiscono secondo logiche che l'altro non comprende. La prima, la prediletta eroina, dietro cui ci nascondiamo, conosce il presente per un'analisi maniacale quasi del reale e ne prevede, come un computer che elabora statistiche e percentuali, le varie possibilità che si presenteranno nel futuro. Le conseguenze e cosa esse comporteranno. Novantanove volte su cento queste si determinano.


L'altro organo istintivo predisposto dalla natura per la sopravvivenza è il cuore. Il cuore ha vissuto nelle vite precedenti, conosce cose che non esistono, indaga l'inammissibile e il non detto e su questo determina realtà diverse, ma per quanto tutti gli scienziati si siano sforzati di capirlo, il cuore è un mistero. Il cuore cambia la percezione della vita in corso d'opera della ragione. La modifica. Il cuore agisce nel magico. Idealizza. Non vuole vedere la realtà, non vede le cose come sono, vuole illudersi. Ne ha bisogno.


Non c’è fine al mio stupore, al tuo tacerlo. Senti come mi batte forte il tuo cuore.
Wislawa Szymborska

Una parte di noi sa dove vuole arrivare e scarta tutto quello che è superfluo. Elimina. Toglie. Sceglie. Analizza. Stacca. Divide. L'altro si sente solo e vuole che l'obiettivo a cui tendiamo da tutta una vita, dal nostro primo vagito, da quando ci hanno staccato dal seno materno, ci sia presentato finalmente davanti: il castello dell'eldorado raggiunto. Il cuore contraffa, dissimula, perché ha paura e l'io è stanco: vuole spasmodicamente essere giunto alla meta.


Quale tra le due forze riuscirà a prevalere? O meglio, perché per risolvere un contenzioso siamo stati abituati che dobbiamo sempre lottare? Il cuore e la ragione non potrebbero dialogare, risolvere insieme la strada da scegliere?


Ovviamente la più grande disgrazia che vi potrebbe capitare è avere un cuore grande, quello che si riempie con un niente ed una mente scettica. Di solito questo connubio lo hanno persone che portano dentro una ferita che non gli si rimarginerà mai più... una frase di Pasolini diceva: per mio fratello Guido la separazione dei miei genitori fu un comune divorzio, per me fu una tragedia.


Che bello sarà, quando il cuore chiederà alla ragione se è quello il castello che dovevano raggiungere! E la ragione, senza questa volta analizzare, perché a vista d'occhio tutti i criteri corrisponderanno all'ideale, risponderà: si, amore mio, è lì che dovevamo arrivare.


Ma c'è un ma. Il cuore sì è comunista, perché è rosso, sta a sinistra, ha la forma di un pugno chiuso svettante a difendere il cielo degli oppressi e lo abbiamo appositamente speculare all'altro quando ci abbracciamo, in modo che il battito di uno riempia il vuoto dell'altro; solo che non tutti lo abbiamo uguale: per alcuni il cuore è un grosso Ego, si camuffa e drena ogni cosa gli appaia davanti, vuole non dona. Se ami davvero lasci andare, non tieni prigioniero. Victor Hugo scrisse: la mente si arricchisce di quello che riceve, il cuore di quello che dona. In altri ancora invece il cuore è a pochi centimetri dalla Psiche e prende le forme della malattia mentale. Non vuoi l'altro. Non lo ami. Vuoi quello che l'altro ti dà. Ne hai bisogno. Il respiro non è amore è necessità.


Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. La sola cosa che il cuore può vedere.
dal Vangelo secondo Matteo



Pier Paolo Piscopo


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