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5 consigli per leggere la poesia X agosto del Pascoli capendola.

Aggiornamento: 22 mag

Nella poesia X agosto Pascoli racconta di una notte, la notte di San Lorenzo, nella quale avvolge il mondo nel perdono, le stelle che cadono sembrano il pianto dell'ampia volta del firmamento, suggerendo un'intensità emotiva palpabile e la profondità dell'emozione provata dal poeta.



San Lorenzo, io lo so perché tanto

di stelle per l'aria tranquilla

arde e cade, perché sì gran pianto

nel concavo cielo sfavilla.

5  Ritornava una rondine al tetto:

l'uccisero: cadde tra spini:

ella aveva nel becco un insetto:

la cena de' suoi rondinini.


  Ora è là, come in croce, che tende

10  quel verme a quel cielo lontano;

e il suo nido è nell'ombra, che attende,

che pigola sempre più piano.

Anche un uomo tornava al suo nido:

l'uccisero: disse: Perdono;

15  e restò negli aperti occhi un grido:

portava due bambole in dono

Ora là, nella casa romìta,

lo aspettano, aspettano in vano:

egli immobile, attonito, addìta

20  le bambole al cielo lontano.

E tu, Cielo, dall'alto dei mondi

sereni, infinito, immortale,

oh! d'un pianto di stelle lo inondi

quest'atomo opaco del Male!



La poesia fu pubblicata per la prima volta sul Il Marzocco una rivista letteraria settimanale fondata a Firenze e successivamente venne inserita nella quarta edizione (1897) di Myricae, una raccolta di poesie di nella sezione Elegie del poeta.


Pascoli dipinge qui un quadro narrativo toccante, intrecciando la tragedia personale con la morte di una rondine, simbolo di fragilità e innocenza, che trova la sua fine tra le spine, come lo fa un uomo, cadendo vittima di un destino crudele.


Il poeta rivolge uno sguardo diretto al cielo, invocando San Lorenzo e implorando il suo intervento divino. La sua poesia è intrisa di richiami cristiani, evidenziati da immagini simboliche come le spine, il perdono e i doni e in particolar modo:


• “spini” (v. 6), rimanda alla corona di spine.


• “croce” (v.9).


• “perdono” (v. 14), come Cristo l’uomo ucciso chiede perdono a Dio per i suoi peccati e allo stesso tempo perdona chi lo sta uccidendo.


• “dono” (v.16), Cristo portava in dono all’umanità la salvezza, il termine rievoca anche i doni portati dai Re Magi a Gesù bambino.


La morte del padre è paragonata a quella del Cristo, forse per sottolinearne l’innocenza e il martirio, subìto da un uomo giusto, che portava in dono qualcosa, per mano di persone malvagie.


Il 10 agosto 1867 infatti, Ruggero, il padre di Pascoli, venne ucciso mentre tornava a casa dal mercato di Cesena in circostanze misteriose, sembra per prendergli il posto di lavoro, era infatti amministratore in una villa di una famiglia importante i Torlonia.

Era la notte di San Lorenzo. E a distanza di venti anni, nel 1896, Pascoli rammemora quella notte e quella tragedia, paragonandola alla morte di una rondine, un essere innocuo e gentile e che pure l'uomo ignora ma che la Natura comprende, partecipa e sembra che pianga.


La figura della rondine e dell'uomo suscitano una forte empatia, invitando a condividere il dolore e cercare conforto nel cielo, il quale rimane indifferente.


Non aveva colpa, quella rondine, stava svolazzando, di ritorno dalla caccia, per portare da mangiare ai suoi piccoli, i quali, e questa è l'immagine più straziante, ancora attendono invano il ritorno della madre e il loro garrire diviene un pigolio sempre più sommesso e lontano;


a questa morte risponde quella di un uomo, morto invano, morto buono, che pur morendo chiede "perdono" e quel grido gli rimane negli occhi serrati dopo la morte e attoniti per tanta crudeltà, anche lui stava tornando a casa, con in mano dei doni per le figlie.


Sia la rondine sia l'uomo, nel momento in cui arriva la morte, tendono i loro doni verso il cielo, cercando una mano, come un naufrago al pelo dell'acqua chiede aiuto e forse il motivo di tanta crudeltà.


X agosto Pascoli
X agosto Pascoli

Il poeta è straziato e stanco, desidera che la natura finalmente si alzi e ritorni sul suo trono e inondi di coscienza e di pianto, sommergendola, la terra, "quest'atomo opoco del Male!".


Sei strofe di quattro versi ognuna. Le rime seguono lo schema alternato (ABAB).

I versi sono decasillabi e novenari.


La prima strofa crea un senso di aspettativa che si risolve nell’ultima, quando Pascoli ci consegna il significato delle stelle cadenti.


La prima e l’ultima strofa sono riflessive, ci ambientano al dramma familiare, intimo del poeta, che ci invita a conoscerlo, a chi sa entrare in punta di piedi e pazienza nelle stanze intime del dolore di un uomo.


Nelle strofe centrali, due dedicate alla rondine e due all’uomo, il tono si fa narrativo e raccontano la tragedia.


Tra l’uomo e la rondine, tra le stelle cadenti e il pianto si crea un rapporto, una comunicazione, tanto che Pascoli le mette in analogia e in corrispondenza.


Ci sono due personificazioni: la notte e il cielo, a cui il Poeta si rivolge in modo diretto e a cui attribuisce sentimenti umani, a cui offre e ricerca ascolto familiare; a San Lorenzo rivolge l’invocazione che apre la poesia: "San Lorenzo, io lo so" e nell’ultima strofa, quando si rivolge al cielo, che sta per inondare la terra di una pioggia di stelle cadenti, in realtà un pianto: "E tu, Cielo [...]  d'un pianto di stelle lo inondi"


Le analogie in X agosto di Pascoli, rimandano alle vicende dell’universo intero. Il dolore della rondine è il dolore della natura, che soffre, di un pianto inascoltato, è il dolore di Cristo, perché il male è comune a tutti e colpisce persino Dio. Da questo dolore di Dio deriva il pianto del cielo. Sembra leggere Pascal: "Dio è nel mondo in eterna agonia".


La contrapposizione tra il cielo e la terra, quest’ultima luogo del male “ atomo opaco del male ”, sul quale il cielo versa le sue lacrime, senza successo di renderla fertile, richiama una delle sette leggi di Ermete Trismegisto, un personaggio leggendario di età pre-classica, quella della corrispondenza:


Ciò che è in basso è come ciò che è in alto e ciò che è in alto è come ciò che è in basso per fare i miracoli della cosa una. E poiché tutte le cose sono e provengono da una, per la mediazione di una, così tutte le cose sono nate da questa cosa unica mediante adattamento..

Uomo dell'Ottocento, Pascoli, usa la struttura sintattica per rimandare un significato letterale della poesia X agosto, il senso e le emozioni passano attraverso la forma che si utilizza, così per ricreare l'immagine della copiosità e del frastuono rotto del pianto, riversato sulla terra, Pascoli usa un'abbondanza di segni d’interpunzione, soprattutto nelle ultime strofe, con lo scopo di creare un ritmo franto, delle frasi spezzate, le quali sospendono il tempo in un dolore troppo a lungo taciuto, che tanto più forte, perché non urlato, lasciando dentro un'incomprensione indefinita.

Simile è il discorso per le triadi, gruppi di tre parole di seguito, separate da virgole “immobile, attonito, addita” (v.19) e “sereni, infinito, immortale” (v.22), dove la funzione è, come nel caso della punteggiatura, quella di creare un senso di separazione e un ritmo singhiozzante, che ricalca il pianto sconsolato per le morti della rondine e dell’uomo.


Per la ricerca di un tempo perduto, di una pace e un luogo familiare, dove cercare conforto e forse l'ultimo silenzio, Pascoli, usa ancora una volta la figura del "nido", che, per risaltarne l'importanza, sostituisce con un termine in rapporto ad esso: la metonimia.


• “il suo nido […] che pigola” (vv.11-12), in realtà non è il nido a pigolare ma i rondinini;

• “anche un uomo tornava al suo nido” (v.13), per intendere il ritorno a casa.


Tuttavia la profonda umanità delle figure della rondine e dell’uomo e la pietà che provocano, lasciano un senso di tenerezza e solidarietà, nel quale il poeta cerca, senza dirlo esplicitamente, una via d’uscita nello scorgerle e nel dar loro risalto.


La Natura tutta partecipa al dolore dell'uomo, del poeta, lo conforta, cerca ascolto e porge ascolto e a sua volta Pascoli sembra in grado di ascoltarla e comprenderla.


Ma, come un Impero che muore - come disse lo storico Arnaldo Momigliano, parlando dell'Impero Romano - quando cade non fa rumore, così una stella che muore, il cui dolore e la cui morte era iniziata molto tempo prima, solo ora, quando i nostri occhi sono catturati da uno spettacolo immenso, avendoci davanti la loro fine, ce ne accorgiamo.

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